Seebo Migone Solitary Joys a cura di Francesco Poli

27 agosto - 25 settembre

  “Non amo dare ordini ai miei soggetti. Preferisco che un’immagine emerga in modo spontaneo. Il giallo è un colore meraviglioso, perchè può essere così elastico nel descrivere la luce del sole o la luce artificiale, una luce della terra, un’emanazione che viene da dentro. Aggiungi del porpora e diventa terra, aggiungi del rosso e diventa sangue o fuoco” Seboo

Il tradizionale appuntamento di fine estate con la mostra organizzata da Palazzo Morelli Fine Art si rinnova quest’anno in una dimensione internazionale con la presenza di Seboo Migone, artista d’origine italiana reso cosmopolita dalla sua formazione e dalle molteplici esperienze all’estero. Tale iniziativa segue l’ultima, prestigiosa personale del giovane maestro, “Carta di identità degli stati d'animo”, a cura di Alan Jones, tenutasi a Roma ed organizzata dalla Fondazione Pastificio Cerere/Nando Peretti Foundation.

Nel rispetto della tradizione della galleria, che nel corso della sua breve storia ha già collaborato con Andrea Baffoni, Alan Jones, Tommaso Mozzati, Francesco Federico Mancini e Bruno Corà, anche in questa circostanza sarà un affermato critico a curare la rassegna ed offrire la propria, intensa lettura delle opere di Migone: Francesco Poli, le cui parole risulteranno una chiave straordinaria per entrare nel metamorfico mondo dell’artista.

Seboo Migone incarna l’irriducibile qualità estetica della pittura, egli se da un lato è ben cosciente e curioso di tutto quanto succede nel mondo dell’arte, dall’altro lato ha costruito la sua identità d’artista vivendo il più possibile appartato, per riuscire a coltivare in profondità una sensibile e intensa visione metamorfica della realtà, all’incrocio fra dimensione naturale, memorie culturali e personali, emozioni esistenziali e immaginazione onirica. Il suo linguaggio fluttua tra figurazione ed astrazione, senza evidenti ascendenze di stile, ma con riferimenti all’espressionismo astratto di Willem De Kooning come all’espressionismo visionario, talvolta drammatico, di Emil Nolde, sedimentati in una direzione caratterizzata da connotazioni e ossessioni soggettive, alimentata da fascinazioni, idiosincrasie e fantasie che fanno parte della storia personale, ma che si propongono come un’esperienza con valori e significati ben più allargati. La sua pittura può così essere definita come una raffinata e problematica messa in scena di mondi fluttuanti senza confini definiti, con stratificazioni indeterminate, e fatti di sprofondamenti ed emersioni.

Testo di Francesco Poli